Si è quel che si è o si è quel che si fa? Il Blog nasce per iniziativa di alcuni Avvocati che hanno voglia, tra l'altro, di parlare della vita e i suoi piaceri ... si fa per dire!!
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Siamo gli Avvocangeli ... amiamo musica, cinema, teatro, romanzi, albe, tramonti, sole, pioggia, cielo, terra, mangiare, bere, ridere, piangere, leggere, scrivere ...
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Sono entrati nel mondo degli Avvocangeli & Demoni *loading* volte
Questo blog è un diario tenuto da più persone che viene aggiornato senza alcuna periodicità, pertanto non rappresenta una testata giornalistica nè altro prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001. Le immagini utilizzate sono di proprietà dei rispettivi autori e recuperate liberamente sul web. In caso di utilizzo improprio delle stesse, sarà sufficiente che l'avente diritto ci contatti e provvederemo a rimuoverle immediatamente. Inoltre va specificato che nomi, luoghi e fatti di storie ivi narrate sono frutto di pura fantasia dell'autore del post e ogni riferimento a persone e fatti reali è puramente casuale. I commenti e le affermazioni relative invece ai fatti di cronaca o di costume, nonchè agli avvenimenti politici che vengono espressi anche con linguaggio colorito e derisorio, sono ovviamente da considerarsi solo scritti satirici a libera fruizione da parte dei visitatori di questo blog e non hanno nessuna finalità politica, propagandistica, nè denigratoria. Il tutto, naturalmente, per chi non è abbastanza sveglio da capirlo da solo ...
In attesa che riprenda il volo il nostro racconto ho trovato questa foto ... mi è piaciuta molto ... che sensazione ne ricavate?
Avvocangelo Fab
PROLOGO
- E’ ora! - pensò tra se.
Diede un ultimo sguardo al fiume che scorreva placido verso il mare. Le luci della notte tremolavano in mille riflessi sullo specchio d’acqua. Sembravano tanti piccoli demonietti colorati che volavano a pelo d’acqua. Credeva lo fissassero. Lui li fissò a sua volta. A lungo.
Il pensiero vagava libero. Milioni di ricordi riaffioravano dai gorghi del fiume sotto di Lui.
Milioni di immagini si affollavano nella mente di Lui.
Ad un tratto uno dei piccoli demoni si materializzò in una figura familiare. Antica e familiare.
Il tempo improvvisamente prese a scorrere a ritroso alla velocità del pensiero.
Il pensiero prese per uno stretto viale che portava a Suo nonno.
La memoria correva a suo nonno, ardimentoso, pazzo diceva sempre la nonna, al punto da tuffarsi in quelle correnti per salutare il nuovo anno. Ricordò come, da bimbo, aveva sempre desiderato farlo anche Lui. Volare dal ponte tra lo stupore generale di parenti, amici, sconosciuti turisti. Ma non l’aveva ancora mai fatto. Non aveva ancora trovato il coraggio. Non ancora, pensava.
- E’ ora di andare – ripetè sottovoce.
Alzò il bavero del cappotto. Si guardò intorno. Era solo sul ponte. Faceva troppo freddo quella notte. Che ora era. Dovevano essere le quattro. Era ora di andare, ormai.
Si scostò leggermente dal parapetto. Fece un lento dietro-front. Prese un respiro profondo e si diresse alla sua sinistra.
I guardiani del ponte, benevole figure celesti, nel cuore delle tenebre sovrastavano il viandante incutendogli un senso di angoscia e di timore. Un senso di oppressione. Come quella volta in aereo, quando si era sentito morire. Non gli era mai accaduto prima. Lui che aveva viaggiato mezzo mondo per lavoro. Panico in aereo. Paura. Terrore. Lui che aveva fatto della propria freddezza elemento di distinzione. Un automa, mai un esitazione, mai paura. Mai, fino a quella volta in aereo. Fino a quella volta in cui aveva minacciato di morte lo steward perché non voleva farLo scendere da un aereo a 5.000 metri di altezza. Ora sorrideva, al ricordo, sorrideva Lui.
Ci mise due anni per vincerlo. Ma alla fine ci riuscì.
Sconfisse il nemico oscuro che L’aveva abbracciato su quell’aereo.
Non era ancora un uomo finito.
No, Lui era tornato!!!
Gli ambasciatori a guardia del ponte. Figure terrorizzanti. Sovrastanti. Da togliere il fiato.
Sembravano scrutarlo, dall’alto delle posizioni che da secoli tenevano, sul ponte, con sguardo di rimprovero. Cosa aveva .fatto della sua vita. Cosa aveva fatto delle sue infinite possibilità.
- Cosa sto facendo? – si chiese – avevo chiuso con questa cazzo di vita …. E cosa ci sto facendo ancora qui – abbandonò finalmente il ponte, proseguendo a sinistra lungo il fiume, si allontanò dal terribile corpo di guardia.
Raggiunse finalmente il viale, il traffico della notte, le luci, si tranquillizzò.
Controllò il cellulare, nessun messaggio!
Nessuna novità!
Era ora di andare.
Lasciò Via della Conciliazione, abbandonando il centro della cristianità, la regina delle basiliche, il potere della Chiesa, con un ultimo lungo sguardo e poi con la coda dell’occhio lasciò il Viale, la basilica e le sue storie.
In pochi minuti si trovò catturato dal dedalo di Borgo.
La Guardia notturna, in una macchina, assonnata e rimpicciolita nel tentativo di vincere il freddo, snobbò quasi del tutto il suo passaggio.
Che freddo quella notte!
Saranno vent’anni che non si ricordava un inverno cos’ rigido a Roma. Aveva persino nevicato. Non succedeva da …. Lui non lo ricordava neanche, era bambino, l’ultima volta. Era successo quanto ancora il nonno si librava dal ponte. Quando anche Lui sognava di farlo. Quando si era svegliato in piena notte per vedere la neve. Quando era sceso in strada, in piena notte, per vedere la neve, questa sconosciuta.
Nell’altra vita.
Ora, invece, passava le notti in giro per lavoro, giorno e notte, lavorava sempre Lui. O non lavorava mai.
Era forse un lavoro il suo?
Sempre in giro per il mondo, senza radici, senza amici, sempre il maledetto lavoro.
Mentre era avvolto dai suoi pensieri lo vide.
Era lì, dove doveva essere, alto, magro, abbracciato a se stesso, nel suo lungo cappotto nero.
Avvicinandosi notò il rosso della brace che fumava … - ancora fuma …- pensò tra sé .- stronzo … non ha proprio imparato un cazzo –
Montecristo. Fumava un Montecristo. Il suo sguardo era soddisfatto ed avido allo stesso tempo quando ammirava il suo Montecristo.
- Gradisci un tiro? – gli disse con la sua tipica voce roca, da fumatore incallito – vengono diretti da …-
-No - lo interruppe seccamente Lui – Lo sai che non fumo più da anni –
- Anni. …- disse l’altro mentre spengeva con cura quell’aromatico bastoncino – … già … da quanti anni non ci vediamo, brutto figlio di ….-
- Dai tempi di Rabat, sei anni fa – rispose secco. Mentre l’altro riponeva il sigaro quasi come fosse un prezioso gioiello, una pietra di valore. In effetti lo era … negli ultimi anni gli ultimi irriducibili del vizio dovevano sborsare cifre sempre più alte per assecondare la propria debolezza. Colpa del governo, ripetevano. Colpa del governo che ha iniziato questa maledetta caccia alle streghe … prima i ristoranti, poi i parchi , poi gli aumenti. Lui aveva desistito, l’altro no, vecchio testardo, non voleva darla vinta.
- Rabat? Sei sicuro?-
- Sicuro, certo … ricordi il tatuaggio? La luna e il serpente? Mi ci ero fatto scrivere anche l’anno …-
- Cazzo, allora è vero … eri proprio andato, fuso, com’è che si chiamava?-
- Ti prego, parliamo d’altro – Disse Lui, secco. Ogni volta che pensava ad Anna, una mano lo stringeva al cuore, stringeva, spremeva, fino a lasciarlo senza fiato, senza più sorriso.
- Allora, è arrivato?- riprese, dissimulando il disagio e cercando, così di allontanare subito il pensiero da Anna. La sua Anna.
- No, lo stiamo aspettando, ricorda, è importante che tu vada da solo … non devo certo spiegarti il motivo, sai benissimo ….-
- Lo so, non ricominciare a fare il padre premuroso –
- Padre? Allora sei sempre il solito stronzetto …. Ti sfido ad arrivare alla mia età …. – sorrise. Sorrideva sempre. Come ai vecchi tempi. Questa pantomima sulla propria età gli piaceva tantissimo, lo divertiva, lo faceva impazzire …. E Lui stava sempre al gioco … ma non quella sera. Non quella notte.
Arrivò il segnale. Era ormai l’alba, arrivò il segnale. Era ora, finalmente.
- E’ ora di andare – dissero sottovoce.
Proseguirono giù per il viale. Raggiunsero la guardia notturna, ormai addormentata. Esitarono alcuni istanti. Andarono avanti.
Il vecchio si fermò di fronte al giornalaio che stava aprendo proprio in quell’istante.
Lui continuò a camminare. Giù per il vicolo. Poi subito a destra. Contò … uno …. Due …. Tre … eccolo, il terzo portone sulla destra.
Infilò la chiave nella toppa del portone. La serratura scattò … suono metallico. Entrò nel portone e lo accompagnò chiudendolo dietro di sé.
Silenzio.
Stette alcuni secondi ad ascoltare il silenzio.
Silenzio.
Si diresse verso l’ascensore. Si arrestò. Decise che era preferibile salire per le scale.
Salì al primo piano.
Silenzio.
Prese la seconda rampa di scale.
Secondo piano.
Silenzio.
Si diresse verso la porta di destra.
Suonò il campanello. Erano le sei e mezza. Silenzio. Suonò di nuovo.
- Chi è? – si udì al di là della porta-
- Sono un amico di sua sorella, Giorgia . rispose Lui.
Subito la porta si spalancò.
La luce del soggiorno lo investì col suo calore rassicurante.
I due si guardarono. Restarono in silenzio. Si guardarono. Si fissarono per alcuni secondi che racchiudevano l’eternità.
Sbiancarono.
Entrambi.
Gelarono.
I
La testa mi scoppiava, gli occhi erano chiusi.
Ero sveglio, ma gli occhi non volevano saperne di aprirsi.
Rimasi qualche minuto in attesa. Ascoltando i rumori provenienti da fuori.
Così mi accorsi di quel respiro.
Un respiro gentile.
Alla mia destra.
Un soffio che cercava, pensai, di passare inosservato …. Di non disturbare.
Feci subito mente locale … ma senza successo.
Non ero solo … realizzai.
Chi c’era vicino a me?
Una donna?
Forse.
Ma non ricordavo. Impossibile non ricordare … dicevo tra me. Ma non ricordavo.
Aprii un occhio. Quello destro.
L’ambiente era tutt’altro che familiare. Aprii entrambi gli occhi.
Guardai meglio.
Dov’ero. Dove sono. Non ricordo.
Solo questo terribile mal di testa. Lancinante. Una lama di coltello. Dolore.
Dove sono. Non lo so.
Mi voltai verso destra. La vidi.
Bellissima. Coi suoi lunghi capelli scuri.
Una dea. Sotto il lenzuolo di seta dormiva senza disturbare, col suo respiro gentile.
Chi era. Non ricordo.
Guardai sotto il lenzuolo. Era nuda. Meravigliosa dea.
Avevamo fatto l’amore? Non lo so. Non lo ricordavo.
Confusione. Terribile smarrimento.
Mi alzai, rivolgendo una lunga occhiata alla mia dea bruna. La donna che avevo sempre sognato. Credo. Non ricordo. Mi avviai verso la porta. La aprii e vidi il bagno. Realizzai di trovarmi in un albergo. La tipica stanza d’albergo. Una mappa di Londra sulla valigia semiaperta. Ero forse a Londra?
Non so. Non ricordo. Nulla.
Mi avvicinai allo specchio e ci guardai dentro.
Vidi uno sguardo freddo, d’automa.
Vidi un uomo, stempiato, sulla quarantina, abbronzato.
Una grossa cicatrice spiccava lungo un tatuaggio.
Una luna e un rettile posti sul cuore.
- Chi cazzo sei? – urlai, non riconoscevo quell’uomo. ….
(Avvocangelo Fab)
(Qui inizia il giochino dell’Avvocangelo Fab. Vi piace scrivere? Che domande lo so che vi piace … ormai è qualche mese che vi leggo. Allora vi chiedo di continuare il racconto. Poche regole. Ognuno continua il racconto dal punto in cui lo trova.
Per farvi capire cosa abbiamo in mente verrà pubblicato subito il seguito creato dall Avvocangelo Ferla.
Chi è interessato al gioco può lasciare la propria adesione con un commento nel Post Speakers' corner.
Il primo che lascerà la propria adesione potrà continuare dal punto in cui si ferma il Ferla.
Pubblicato il commento avrà cura di avvertire chi lo segue, che in questo modo potrà proseguire il racconto e così via. La lunghezza del contributo dovrà essere di almeno un periodo e dovrà essere necessariamente firmato. … alla fine scegliamo un titolo. Buon divertimento!!!
N.B. DURANTE IL GIOCO IN QUESTO POST POTRANNO ESSERE PUBBLICATI I SOLI COMMENTI DI CHI PARTECIPA AL GIOCO E CHE CONTENGONO IL PROSEGUO DEL RACCONTO ... EVENTUALI ALTRI COMMENTI SARANNO, NOSTRO MALGRADO; SPOSTATI NEL POST INTITOLATO SPEAKERS' CORNER, CHE RIMANE COMUNQUE APERTO PER COMMENTI E DISCUSSIONI VARIE.)
Gli Avvocangeli vi invitano ad esprimervi liberamente, nello spirito proprio dello "Speakers' Corner"