Si è quel che si è o si è quel che si fa? Il Blog nasce per iniziativa di alcuni Avvocati che hanno voglia, tra l'altro, di parlare della vita e i suoi piaceri ... si fa per dire!!

LEGGETE "Anna. La vertigine del grande segreto" IL RACCONTINO DEGLI AVVOCANGELI ED I LORO AMICI ...

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Sono entrati nel mondo degli Avvocangeli & Demoni *loading* volte

Volevamo avvisare

Questo blog è un diario tenuto da più persone che viene aggiornato senza alcuna periodicità, pertanto non rappresenta una testata giornalistica nè altro prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001. Le immagini utilizzate sono di proprietà dei rispettivi autori e recuperate liberamente sul web. In caso di utilizzo improprio delle stesse, sarà sufficiente che l'avente diritto ci contatti e provvederemo a rimuoverle immediatamente. Inoltre va specificato che nomi, luoghi e fatti di storie ivi narrate sono frutto di pura fantasia dell'autore del post e ogni riferimento a persone e fatti reali è puramente casuale. I commenti e le affermazioni relative invece ai fatti di cronaca o di costume, nonchè agli avvenimenti politici che vengono espressi anche con linguaggio colorito e derisorio, sono ovviamente da considerarsi solo scritti satirici a libera fruizione da parte dei visitatori di questo blog e non hanno nessuna finalità politica, propagandistica, nè denigratoria. Il tutto, naturalmente, per chi non è abbastanza sveglio da capirlo da solo ...

giovedì, 30 novembre 2006
Avvocati e dintorni ....

002704-avvocati- Imputato... perché ha ucciso sua moglie con cinque colpi di pistola? - Perché poi si è inceppata...
 
Il signor Angelo va all'ospedale a far visita al suo amico Berto che ha avuto un incidente con la macchina. - Oh, ciao come stai? - Sto meglio, sto meglio. - Ma, puoi alzarti? - Mah, guarda, il medico mi dice di si... l'avvocato mi dice di no!
 
Ci sono due persone in cima a un grattaccielo,un avvocato uomo e un avvocato donna che cadono insieme nel vuoto.Chi si schianterà per primo?. RISPOSTA che ti frega!!!
 
TRIBUNALE: Il babbo accompagna il figlio in tribunale. Vedendo un avvocato indossare la toga, il ragazzo, chiede: “Papà, perché quell’uomo si veste come una donna?” “Perché deve parlare molto.”
 
Una donna si reca dall'avvocato per chiedere il divorzio. L'avvocato le chiede : qual'è la causa di tale decisione. La donna: "Mio marito, dopo mangiato incomincia a fare delle pere puzzolentissime". L'avvocato: "Come faccio a portare in tribunale una causa del genere?" E poi ci vogliono delle prove. La donna da una foto all'avvocato e dice : "Ecco le prove". L'avvocato guarda la foto e dice : "Questa è la foto di una camera da letto". Cosa c'è che non va? C'è il letto, il comò, l'armadio, io non riesco a vedere nessuna prova". E la donna "Non vede nessuna prova? Non vede nessuna prova? E allora mi dica avvocato, ha mai visto un crocefisso che si attappa il naso?".
 
Qual è la differenza tra un avvocato ed un vampiro? Il vampiro succhia il sangue solo di notte.

Partorito dalla mente malata di avvocangeldemon alle ore 14:43 | link | commenti (35)

lunedì, 20 novembre 2006
Raccontino Ultima Puntata

[...] come in effetti è avvenuto, da Sergei che, a quel punto, ci avrebbe “svelato” di nuovo il Segreto

Così avrei dovuto fidarmi di questo Maurizio Zafon?

La lettera l’avevo scritta io … ne ero sicuro.

Così, ancora una volta, non avevo scelta.

Non avevamo scelta.

Anna mi sorrise e mi baciò teneramente sulle labbra.

- Siamo pronti – ci interruppe laconico Sergei.

Ci sedemmo sulle poltrone. Sergei ci fece una iniezione anestetica e ci addormentammo, tenendoci per mano. A questo punto mi ritrovai di fronte ad una lavagna vuota. Ero solo. Guardai dall’altra parte e vidi Anna …. Sola anche lei. La stanza era vuota, spoglia, fredda.

Iniziai a scrivere e disegnare su di una facciata della lavagna. Anna faceva lo stesso dalla parte opposta. Mi allontanai e guardando la lavagna fui colto da un senso di confusione mentale e dalla forte curiosità di sapere cosa aveva scritto Anna. Mi sporsi oltre la lavagna ma Anna non c’era più. Così andai a leggere ciò che lei aveva scritto.

Per poco ci rimasi secco.

Non potevo crederci.

Voci indefinite che chiamavano il mio nome mi distrassero.

Al mio risveglio vidi davanti a me Jack ed un vecchio uomo che, dopo pochi secondi, riconobbi senza problemi.

- Maurizio … Anna … figli miei, così avete pensato di tradirmi … di tenere per voi il Segreto … di non condividerlo con l’Umanità -

La flebile voce del Maestro era inconfondibile … il capo degli Avvocangeli era lì … davanti a me. Io mi sentivo un traditore. Ora sapevo tutto, non ero io il capo. Non era l’Avvocangelo Fab a comandare … il vero capo era il Ferla … il Grande Vecchio … era lui a voler svelare il Segreto. Mi ha sempre controllato, mi ha perso ed ora, alla fine era di nuovo lì ed io, traditore, ero al suo cospetto.

Non aveva mai capito la mia scelta di non parlare del terribile Segreto che serbavamo … per questo ero stato costretto a rivolgermi a Sergei … ignorando che anche lui, nel frattempo, fosse stato assoldato dagli Avvocangeli.

E pensare che lo avevo proposto io … ma non me lo ricordavo.

Era la resa dei conti.

Finalmente.

Mentre il Vecchio Ferla mi parlava di fedeltà, amicizia, Piani Superiori, Bene Supremo e Scelte Fondamentali, io cercavo di capire se mi fossi già “ripreso” dall’anestesia. Le capacità di reazione non mi soddisfacevano ancora, così decisi di attendere.

Il Ferla si rivolgeva alternativamente a me ed Anna speranzoso, forse, di sfruttare la situazione per ottenere un qualche “cedimento”.

Non voleva comprendere, assolutamente, che il Segreto non poteva essere rivelato.

Se lo avessi fatto il Mondo, così come lo conosciamo sarebbe stato sconvolto … definitivamente. E’ vero che il Segreto era sotto gli occhi di tutti ma come tale, era praticamente invisibile. E’ incredibile … il modo migliore per nascondere qualcosa è farlo vedere a tutti. Siamo tutti impegnati a guardare il dito … così non vediamo la Luna. Non so se altri siano a conoscenza del Segreto, ma io decisi di non rivelarlo.

Ho valutato le conseguenze.

Il Segreto doveva restare tale.

Anna era d’accordo.

Il problema, però, sussisteva. Ora conoscevamo di nuovo il Segreto … non so se avremmo resistito. Dovevo trovare una soluzione.

- Allora, amico mio, spero tu abbia deciso di collaborare … questa volta – l’espressione triste del Vecchio mi fece comprendere che la fine era ormai prossima.

A quel punto ricordai che nella mia tasca c’era l’ultima risorsa … la nostra salvezza, ovvero la nostra fine.

Infilai la mano in tasca e con mia somma sorpresa vi riconobbi quella cosa che conoscevo fin troppo bene. La strinsi tra le dita, cercando di non destare l’attenzione dei presenti ed attesi il momento giusto per agire.

 

*  *  *

Il momento giusto arrivò quando il Maestro mandò Jack in auto.

Ora Ferla e Sergei erano soli e disarmati.

- Maestro … avvicinati per favore -

Lui protese la faccia verso la mia e, in quel mentre, gli piazzai la fiala di Sarin, così gli sussurrai nell’orecchio, sotto il naso.

- La riconosci? – Lui iniziò a sudare, mentre Sergei non aveva ancora capito niente – ora fai come ti dico … chiama Jack e fallo rientrare … niente scherzi, conosco i vostri “codici” … li ho inventati io -

Quando Jack entrò sembrò sorpreso di vedermi in piedi con un braccio intorno al collo del Maestro.

- Jack … amico mio, getta la pistola e sdraiati sulla poltrona -

- …. Fai come ti dice … è un ordine – fece il Vecchio con voce sempre più flebile.

- Anna, tesoro, assicurati che Jack non lasci la poltrona … -

Dopo che Anna ebbe legato Jack fu la volta di Sergei e ad entrambi fu somministrata una dose di sonnifero per farli stare tranquilli un paio d’ore.

Infine feci sedere il Maestro.

- Vedi amico Ferla … purtroppo esistono cose che non si possono divulgare. Per quanto scorretto e iniquo il nostro sistema sociale non può essere sconvolto, almeno per ora, dalla divulgazione di un tale Segreto. Qualcuno ha iniziato, hanno scritto libri … Best Sellers mondiali … la gente ne è affascinata, ma il fatto che si tratti di romanzi, in qualche modo li rassicura … ma quello che conosco io non è un romanzo, non è un film …. è la realtà … e la Gente, come sai anche tu, non è ancora pronta per la realtà … -

- Mi spiace che tu non capisca .. cos’ farai il loro gioco …. Sai meglio di me quali sono le conseguenze della tua scelta -

- Se tu che non capisci … scusami Ferla … ma non ti rendi proprio conto di cosa stiamo parlando …. Quello che sappiamo Anna ed io non è il solito complotto o la solita scaramuccia politica …. Sto parlando di un qualcosa che …. Se svelato, minerebbe le basi della nostra Cultura, anzi, addirittura ne avrebbe nocumento l’intera Umanità … -

 - Ma quando abbiamo fondato la nostra organizzazione non la pensavi così … il Mondo deve essere una Casa di Cristallo, dicevi … un popolo ignorante è più controllabile. Hai visto cosa è accaduto con l’undici settembre? Miliardi di persone letteralmente terrorizzate non riescono a rendersi conto di cosa succede loro intorno ….. sono accecate dalla paura -

- Ricordo cosa dicevo e non lo rinnego … ma almeno questa volta non posso continuare … la gente non è ancora pronta …. Voi non siete pronti ….. neanche io lo ero … stai tranquillo, mio caro Ferla,  il Segreto non andrà perduto … non morirà con noi … lo nasconderò agli Uomini per i prossimi cento anni … poi qualcun altro penserà a cosa farne … voi intanto potete usare i vostri strumenti per preparare gli Uomini … addio per sempre -

Appena il sonnifero fece effetto bevvi la mia “medicina”, quella cosa che conoscevo fin troppo bene, dalla fialetta che avevo in tasca e, con un sorriso beffardo mi chiusi alle spalle la porta.

Anna mi abbracciò e ci incamminammo verso la fine di tutta questa storia.

- E’ ora! -  dissi.

Diedi un ultimo sguardo al fiume che scorreva placido verso il mare. Le luci della notte tremolavano in mille riflessi sullo specchio d’acqua. Sembravano tanti piccoli demonietti colorati che volavano a pelo d’acqua. Credevo ci fissassero. Li fissai a mia volta. A lungo.

Il pensiero vagava libero. Milioni di ricordi riaffioravano dai gorghi del fiume sotto di noi.

Milioni di immagini si affollavano nella mia mente.

Andammo, insieme …. Per l’ultima volta.

E il segreto rimase per sempre nostro.

E di nessun altro …

(Avvocangelo Fab)

Partorito dalla mente malata di avvocangeldemon alle ore 12:23 | link | commenti (20)
raccontino

lunedì, 13 novembre 2006
Raccontino Puntata 13

[...] Ad ogni modo il viaggio durò, comprese le soste, una decina di giorni ….

 

*  *  *

La testa mi scoppiava, gli occhi erano chiusi.

Ero sveglio, ma gli occhi non volevano saperne di aprirsi.

Rimasi qualche minuto in attesa. Ascoltando i rumori provenienti da fuori.

Così mi accorsi di quel respiro.

Un respiro gentile.

Alla mia destra.

Un soffio che cercava, pensai, di passare inosservato …. Di non disturbare.

Feci subito mente locale … ma senza successo.

Non ero solo … realizzai.

Chi c’era vicino a me?

Una donna?

Forse.

Ma non ricordavo. Impossibile non ricordare … dicevo tra me. Ma non ricordavo.

Aprii un occhio. Quello destro.

L’ambiente era tutt’altro che familiare. Aprii entrambi gli occhi.

Guardai meglio.

Dov’ero. Dove sono. Non ricordo.

Solo questo terribile mal di testa. Lancinante. Una lama di coltello. Dolore.

Dove sono. Non lo so.

Mi voltai verso destra. La vidi.

Bellissima. Coi suoi lunghi capelli scuri.

Una dea. Sotto il lenzuolo di seta dormiva senza disturbare, col suo respiro gentile.

Chi era. Non ricordo.

Guardai sotto il lenzuolo. Era nuda. Meravigliosa dea.

Avevamo fatto l’amore? Non lo so. Non lo ricordavo.

Confusione. Terribile smarrimento.

Mi alzai, rivolgendo una lunga occhiata alla mia dea bruna. La donna che avevo sempre sognato. Credo. Non ricordo. Mi avviai verso la porta. La aprii e vidi il bagno. Realizzai di trovarmi in un albergo. La tipica stanza d’albergo. Una mappa di Londra sulla valigia semiaperta. Ero forse a Londra?

Non so. Non ricordo. Nulla.

Mi avvicinai allo specchio e ci guardai dentro.

Vidi uno sguardo freddo, d’automa.

Vidi un uomo, stempiato, sulla quarantina, abbronzato.

Una grossa cicatrice spiccava lungo un tatuaggio.

Una luna e un rettile posti sul cuore.

Come nel sogno che, nitido, tornava alla mente.

Solo che, questa volta, mi bastò qualche minuto per rimettere insieme le idee.

Andai da Anna, la svegliai con un bacio dietro l’orecchio.

Lei emise un brontolio, gentile brontolio … mi sorrise.

La piazza era dominata dalle fantasie barocche verdi e bianche del Palazzo d’Inverno … A volte mi chiedevo come potevano, molti turisti, venire a san Pietroburgo esclusivamente per il Museo …. Alcuni dedicavano l’intero week end al solo Ermitage, anche se, a detta di molti, la visita completa dell’Ermitage può portare via un intera settimana …. adiacente al Palazzo d’Inverno la guglia dorata dell’Ammiragliato, da sempre ottimo punto di orientamento per chi era in città, era il nostro primo obiettivo.

Da lì prendemmo per il monastero Alexander Nevskij, il più antico della città.  Dostoevskij,  Caikovskij e Rubinstein riposavano lì, nel Cimitero Tikhvin

Ci impiegammo un altro quarto d’ora a raggiungere Tetralnaya Ploshad.

E così il Dr. Rubasciov esisteva davvero … era tutto vero, avevo sognato la realtà … o l’avevo realizzato il sogno?

Forse un deja-vu? Alcuni dicono sia una forma di preveggenza … ma non io.

- Buongiorno Sergei – esordì Anna in un inglese del tutto privo di accento.

- Anna … tesoro – fece lui – Maurizio … so che non ti ricordi di me …. Ma se siete qui significa che la tua attesa è ormai alla fine -

- Possiamo entrare? – chiese lei con un filo d’ansia -

- Ma certo, accomodatevi pure …. Questa è casa vostra -

- Grazie Sergei, non immagini cosa abbiamo passato per arrivare –

- Lo so … invece. Lo so, questo periodo è stato difficile per tutti …. Anche per me – anche la sua voce aveva un misto di preoccupazione, ansia … - Venite pure nel laboratorio … vi faccio strada.

Ci condusse in una sorta di cantina che conteneva due poltrone da dentista, una decina di monitor elettrodi e cavi ovunque. A metà strada tra uno studio medico ed un officina robotica.

- Accomodatevi sulle poltrone … ho bisogno di una dozzina di minuti per inizializzare il processo … -

- Non capisco di cosa stiate parlando … vorrei una spiegazione – dissi a questo punto con tono decisamente alterato … la tipica aggressività propria di chi ha paura … lo sapevo ma non potevo farci niente.

- Maurizio ti prego – mi interruppe Anna

- No …. Ha ragione – il tono rassicurante di Sergei mi fece uno strano effetto, quasi ipnotico – Maurizio ha ragione a non fidarsi di noi … Anna, tesoro mio, prendi, per favore la bambolina che trovi nel secondo cassetto di destra della scrivania sotto la finestra -

Anna afferrò la bambolina.

- Aprila … poi passa la busta a Maurizio -

Presi la busta, la aprii e iniziai a leggere una lettera scritta da …. Maurizio Zafon. Lessi la data 10 giugno … sei mesi fa. Appresi che Anna ed il sottoscritto sarebbero due ex spie che, a causa del “Grande Segreto”, del quale erano venuti entrambi a conoscenza due mesi prima decisero che il Segreto era troppo pericoloso.

A quel punto avremmo deciso di sottoporci al “trattamento” di Sergei per nascondere il Segreto stesso in fondo alle nostre menti. Il nostro incontro, tra me ed Anna, ci avrebbe ricondotto, come in effetti è avvenuto, da Sergei che, a quel punto, ci avrebbe “svelato” di nuovo il Segreto

Cari i nostri pazientissimi lettori .... la prossima sarà veramente l'ultima puntata ... avete già pensato ad un titolo?

Partorito dalla mente malata di avvocangeldemon alle ore 13:28 | link | commenti (14)
raccontino

giovedì, 09 novembre 2006
Raccontino Puntata 12

[...] Questo fu nulla rispetto allo stupore che mi colse dopo aver aperto la porta. Una morsa mi prese alla bocca dello stomaco e salì fino al cuore che …. Sono sicuro …. Si fermò. Era come se una mano mi tenesse chiusa la bocca dello stomaco e l’altra mi stirasse il tubo digerente fino alla base del cuore.
Non riuscivo a credere ai miei occhi.
Il già labile confine tra sogno e realtà venne definitivamente abbattuto … come se a causa del crollo dell’ultima diga il mare di fantasie in cui mi ero cullato in tutti questi anni fosse finalmente libero di annegarmi.
Anna era lì!
Proprio di fronte a me, viva vegeta in carne ed ossa. Vivida e reale come aveva vissuto nella mia immaginazione.
Anna era lì!
Fissavo il cappotto nero ed il colbacco, quelli che avevamo comprato insieme a San Pietroburgo.
Anna era lì!
Ora tutto si stava chiarendo …. Chi ero … cosa ci facevo in quel posto. Mi era bastato uno sguardo e …..
Anna era lì!
Lei non parlava ma io avevo già chiaro che avrei dovuto seguirla.
Non feci alcuna domanda, né lei mi parlò.
Ormai agivo senza pensare. Tutto quello che era accaduto era così surreale, incredibile, fantasioso …. Anzi, reale. Troppo reale. Ero inquieto. E se non fosse Anna? Magari era tutta una fottutissima trappola. E io ci stavo finendo dentro ancora una volta.
Ma che importava ormai. Nella migliore delle ipotesi sarei rimasto in mano ad uno di questi gruppi, in attesa che rivelassi loro chissà quale segreto. Molte cose mi erano chiare dopo aver visto Anna. Ma nessun segreto mi era ancora affiorato alla mente.
Sapevo, però, dove avrei portato Anna.
Prima, però avrei dovuto appurare chi fosse costei.
Salimmo sulla sua utilitaria di lusso. Lei mi fece cenno di fare silenzio. Non reclamai.
Arrivati alla stazione Termini lasciammo l’auto al grande parcheggio automatizzato e seguii Anna in una infima Pensione gestita da una “matrona” Ucraina sulla sessantina con degli evidenti arrossamenti sulle guance ed una marcatissimo ombretto viola sugli occhi. Il suo sorriso di circostanza mise in evidenza un paio di denti d’oro, ormai in disuso in Italia da decenni ma assai in voga nei Paesi una volta comunisti … vecchi nemici ora amici.
 
* * *
Entrammo in stanza e tutti i dubbi si dissolsero.
- Il mio cuore si ferma … quando i miei occhi si perdono nei tuoi – disse lei.
- Prima ero cieco … il tuo sguardo mi ha ridato la vista – risposi io, proprio come allora. Proprio con Anna. La mia Anna.
- Perché te ne sei andata … ? – aggiunsi subito. Erano anni che aspettavo di chiederlo. Erano anni che le facevo la stessa domanda mille volte al giorno. E mille volte immaginavo la risposta. Sognavo il suo sguardo timido e implorante di perdono. Credevo che lei si gettasse ai miei piedi dicendo che … l’orgoglio, certo, tutta colpa del suo orgoglio che le impediva di venire da me a dirmi che mi amava.
- Tutto ti sarà chiaro al momento giusto, non c’è tempo di spiegare … ti prometto che tutto ti sarà chiaro – rispose quasi senza emozione – ora metti questo – soggiunse lanciandomi un completo che, a una volta indossato mi dava l’aspetto dell’agente immobiliare … avevo sempre odiato il look degli agenti immobiliari, riconoscibili tra miliardi, con i loro completino grigi ed il nodo della cravatta XXL …
Lei indossò il proprio completo scuro con camicia in tinta pastello, che le dava l’aria di una segretaria della City.
Lasciammo la Pensione “Valerika” da una uscita secondaria.
- Dove andiamo? – mi chiese Anna.
- Tetralnaya Ploshad 10 … San Pietroburgo -
- Perfetto, lasciami lavorare … attendimi al piano interrato della libreria che trovi all’interno della Stazione … verrò lì tra un quarto d’ora.
Mi diressi verso il luogo dell’appuntamento, camminando a testa bassa tra persone che correvano verso i binari quasi volando nonostante il peso dei bagagli ed altri che guardavano l’orologio con aria rassegnata dopo aver controllato il tabellone che segnalava i treni in arrivo, con la voce che annunciava il ritardo di 90 minuti del treno in viaggio da Lamezia Terme.
Anna mi raggiunse mentre sfogliavo un vecchio saggio sull’influenza dell’eresia Catara sulla cultura europea.
Mi consegnò un biglietto per Napoli. Lo obliterammo e, saliti sul treno ci accomodammo ai nostri posti.
- Accompagnami al bagno, per favore – disse lei con un bellissimo sorriso.
Ci alzammo, dopo aver chiesto al nostro vicino di controllare le borse che Anna aveva portato con sé. Anziché andare in bagno, però, scendemmo dal treno, che intanto partiva verso sud, e ci dirigemmo, con molta calma, verso la piazza, dove un taxi ci attendeva già.
Il tassista che ci accolse a bordo aveva un aspetto trasandato e disgustoso, ma vagamente familiare, ed anche l'odore dell'interno dell'auto mi ricordò qualcosa di antico e familiare.
Non lo riconobbi subito. L’odore di tabacco era impregnato e fuso a quello di cuoio che traspirava dalla selleria in pelle.
L’immagine del vecchio tabagista prese la mia attenzione come nella morsa di un ragno gigante, di quelli che puoi vedere nei documentari e ringrazi Dio che non ve ne siano di simili in casa propria.
Continuavo ad arrovellarmi il cervello cercando di capire chi fossero i buoni … di chi avrei dovuto fidarmi.
- … ecco, accosti pure dopo quel fioraio – stava indicando Anna al tassista che, con indolenza tipica romana, ci concesse la grazia di fermarsi e farci scendere.
- Aspettami pure qui, farò in un attimo – mi disse lei. Ed io, come al solito, non feci che obbedire. Come un bambino che ciecamente si affida alla propria mamma, come il capitano di una nave che, durante la tempesta si affida alla fioca luce del faro in lontananza, così io mi affidavo ormai totalmente ad Anna.
Lei arrivò, dopo soli dieci minuti, con una anonima utilitaria bianca …. Forse non dovevamo dare nell’occhio.
Durante il lungo viaggio sino a Milano, dopo avermi consegnato dei documenti nuovi di zecca Anna iniziò a parlare … finalmente.
Mi disse che i sette mesi trascorsi lontano erano stati molto pesanti, anche se io non avrei potuto ancora capire. Mi disse che tutto le risultò evidente appena mi vide. Neanche lei ricordava la mia esistenza … non sapeva chi fossi fino al momento in cui mi vide. Il suo, come il mio, era soltanto un ricordo parziale. Molte tessere del mosaico erano ancora mancanti.
L’unica cosa di cui Anna fosse veramente sicura era che, se avesse fatto quello che io le dicevo … tutto sarebbe stato svelato.
Così sapevamo dove andare … finalmente.
Non fu affatto facile raggiungere San Pietroburgo.
Non è facile fuggire, per chi ha qualcuno alle calcagna, soprattutto se quel qualcuno sono due organizzazioni potenti e ramificate ovunque.
Milano, Como, Chiasso (come facevano gli spalloni che portavano miliardi in Svizzera …. Attraverso i monti), Lugano. Di lì in Pullman sino in Romania (coi clandestini che tornavano in patria … chi l’avrebbe mai detto che partissero anche da Lugano).
Ad ogni modo il viaggio durò, comprese le soste, una decina di giorni ….
Ragazzi ... pazienza .... ancora due puntate ed è tutto finito :-) La prossima lunedì 13

Partorito dalla mente malata di avvocangeldemon alle ore 12:30 | link | commenti (8)
raccontino

lunedì, 06 novembre 2006
Raccontino Puntata 11

[...] Dopo circa dieci minuti di appostamento e di attesa in un tempo eterno nei pressi di quel palazzone, vide arrivare il furgoncino verde.
 
EPILOGO
“Vede, Zafon …. C’è un motivo per cui non è stato ancora ucciso ed ora si trova in questa stanza” continuò la voce “Noi possiamo aiutarci vicendevolmente”
Stavo ormai perdendo il legame con la realtà, non riuscivo a capire di cosa stessero parlando. Possibile che fossi il capo di un’organizzazione della quale non avevo mai sentito parlare. Certo, nel mio “lavoro” non avevo sempre giocato pulito, da quanto ricordavo …. Complotti e accordi erano sempre stati il mio pane quotidiano ma che addirittura non fossi in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, i ricordi dalla vita reale …. “Impossibile” pensavo tra me. Io che aveva fatto della razionalità uno dei miei punti di forza. Non pensavo credibile che non mi fossi accorto che il ricordo di S. Pietroburgo, il primo incontro con Anna, Tore, l’incontro in automobile fossero stati indotti da un esperimento per il controllo della mente. Che Anna fosse l’acronimo di Analisi Neurale e poi non ricordo cosa. Che tutto fosse stato architettato per carpire non so quale segreto. Perché io veramente non lo sapevo. Che persino il Vecchio fosse implicato in tutta questa storia. Perché proprio io. E poi ora che avevo risolto i miei problemi e che ero tornato più forte di prima …. O almeno così credevo.
Ricordi indotti artificialmente, di questo parlava il mio misterioso interlocutore.
Tecniche di condizionamento mentale.
Segreti … Bugie.
E la morte di Jack?
Jack era lì, vivo e vegeto.
Allora forse avevo ucciso gli altri due.
Qualcosa non quadrava ….
Troppe cose non quadravano ….
Tutta questa storia era assurda, troppo assurda per non crederci.
Tornai ad ascoltare la voce proveniente dall’interfono.
“… quindi, come comprenderà esistono delle notizie che non possono trapelare … dei segreti che debbono rimanere tali. Ciò, badi bene, è necessario per il bene della collettività. Provi ad immaginare cosa succederebbe se la popolazione venisse a conoscenza dell’esistenza degli alieni o che i propri Governi, ai quali affidano le proprie vite, non sono leali con loro … comprenderà benissimo che la gente comune non è preparata a certe cose. Le persone sono come bambini, hanno bisogno di credere in Babbo Natale. La maggioranza della gente mantiene per tutta la vita le stesse capacità intellettive di quando aveva tredici anni. L’unica cosa che distingue gli adulti dai bambini è il sesso e l’emotività. Per il resto è uguale. Ecco, noi, in questa storia, quelli che l’hanno condotta al Dipartimento sono come i genitori che devono tutelare i propri bambini. Dobbiamo far sì che loro continuino a credere nelle favole. Noi no.”
La voce si interruppe. L’enfasi che traspariva nelle ultime due parole mi fece pensare subito ad un discorso preparato e ripetuto già altre volte. Forse era il loro modo di fare proseliti … di ammaliare i presumibili nuovi adepti. Cercai di andare più a fondo – Non capisco – dissi –cosa si debba svelare … mi spiego meglio – schiarii la voce – credo sia chiaro che alcune notizie non vengano divulgate … è una scelta di politica interna o di politica estera, non si può essere del tutto trasparenti –
“Vedo che non vuole capire” mi interruppe la voce gracchiante “non sto parlando di notizie di cronaca o di costume …. Non ci interessano queste cose. Il nostro gruppo è impegnato, a livello trasnazionale, affinché gli uomini aprano gli occhi e si affranchino dal giogo dei Potenti, che usano la Menzogna come arma utile allo scopo.”
- Questo l’ho compreso, ma quello che mi sfugge è il motivo per cui dovrei credere a voi e non a loro – dissi con aria abbastanza provocatoria.
“Un esempio, forse, le chiarirà la situazi ….” si interruppe il collegamento, come se qualcuno fosse intervenuto dall’esterno e avesse staccato la spina.
La storia cominciava a prendere dei contorni più chiari …. O almeno così sembrava. Ero stato rapito da un gruppo di soggetti che agivano per la conservazione dell’attuale equilibrio socio-politico e vengo salvato da un’associazione che si batte, così dicono, per la libertà dell’Umanità tutta. Bella storia …. Davvero.
In tutto ciò non sapevo più di chi fidarmi.
Avevo perso ogni riferimento.
Persino di me stesso …. Avrei dovuto dubitare ….. nel mentre la voce riprese “Sig. Zafon è sempre con noi?”
- Ci sono – risposi
“Perfetto …. Allora andiamo avanti. Credo lei sappia che non vi sono, al giorno d’oggi, molti modi di smentire una versione ufficiale. Mi spiego …. Quando un Capo di Stato si presenta davanti ai network di mezzo mondo e ci racconta la sua versione dei fatti …. È molto difficile, se non impossibile, confutarlo, soprattutto se, dopo, non è più materialmente possibile ottenere un riscontro alla propria tesi. Ricorda, ad esempio, cosa accadde alle Torri Gemelle? Tutti lo sanno …. O almeno così credono … Ma noi conosciamo la verità ... e ci adoperiamo affinché essa sia diffusa capillarmente attraverso le ultime frontiere dell’informazione libera … Internet …. Ma non è facile, perché altri fanno sì che la nostra verità si moltiplichi e venga fagocitata dalla Rete stessa …. Però è lì …. Sempre lì ….. alla portata di chi la vuol vedere …. Il problema, però, è che sono pochi quelli culturalmente pronti alla Verità …. Ora, come dicevo, Sig. Zafon, a noi risulta che lei sia a conoscenza di una Verità che anche noi vorremo conoscere …”
Di nuovo silenzio.
Non avevo la più pallida idea di cosa stesse parlando e non sapevo cosa rispondere … né se rispondere. Cosa mi sarebbe successo?
Mi avrebbero ucciso?
Un morto non può certo rivelare alcunché …. Allora mi avrebbero torturato.
Sì mi avrebbero torturato.
Sarebbe stato il Tizio che stava insieme a Jack. Da che parte stava JacK …. Mi ha portato da questi, ma sembrava conoscere molto bene il palazzo dove erano quegli altri … e poi nessuno ci aveva fermati, era una spia?
Un doppiogiochista?
Forse era tutta una farsa …..
La testa mi scoppiava.
“Allora Maurizio …. Intende collaborare?”
- Potrei pensarci? – dissi quasi automaticamente …. Senza riflettere sulla cretineria della mia domanda. Quasi mi stessero proponendo l’acquisto di una Multiproprietà a Lisbona.
“Vede, Maurizio, voglio che sia chiaro che lei ha la piena libertà di scegliere … noi non la costringeremo … in nessun modo”
Il tono benevolo che aveva assunto il mio interlocutore mi creò subito una certa inquietudine. Non mi avrebbero costretto …. In nessun modo … e allora perché sarei rinchiuso in questa stanza? Perché non mi hanno lasciato in mezzo ad una strada? Perché tutti quei discorsi se alla fine sarei stato libero di andare?
- intende forse dire che se volessi potrei alzarmi e andarmene in qualsiasi momento? – dissi con tono sarcastico di una tipica domanda retorica … ma la risposta mi spiazzò definitivamente …. Ero effettivamente libero di alzarmi e andare via.
Questo fu nulla rispetto allo stupore che mi colse dopo aver aperto la porta. Una morsa mi prese alla bocca dello stomaco e salì fino al cuore che …. Sono sicuro …. Si fermò. Era come se una mano mi tenesse chiusa la bocca dello stomaco e l’altra mi stirasse il tubo digerente fino alla base del cuore.
Beh? ... Ce l'abbiamo fatta ... inizia l'Epilogo ... ci vediamo giovedì prossimo 9 novembre ... un po di pazienza .... è quasi finito :-)

Partorito dalla mente malata di avvocangeldemon alle ore 12:58 | link | commenti (9)
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